Istituti bancari e aziende di tutto il mondo cominciano a sfruttare la tecnologia blockchain

Chi non ha mai sentito parlare di bitcoin e blockchain? Qualcuno avrebbe sicuramente risposto di no, qualche mese fa. Nel giro di pochi mesi le criptovalute sono diventate l’argomento del giorno. Il suo valore altalenante e il sistema decentralizzato che ne regola lo scambio, è una scoperta che segna una grande svolta non solo in termini economici. In precedenti articoli abbiamo parlato del bitcoin e dei suoi usi, ma c’è anche un altro strumento che ora cattura l’attenzione di imprenditori e professionisti: la blockchain.

In questi giorni sono molteplici le notizie legate al bitcoin e al suo altalenante andamento, ma la tecnologia legata al suo scambio invece, attira l’attenzione di molti. Parliamo proprio della blockchain, il libro mastro digitale sul quale vengono registrati pagamenti e scambi in bitcoin. Cosa spinge istituti bancari e aziende italiane a puntare il loro sguardo su questa tecnologia? Gli istituti bancari, appesantiti dalla lentezza con la quale vengono validate le transazioni, vedono nella blockchain una buona soluzione.

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Test sulle transazioni bancarie

Transazioni validate in giornata, basta una richiesta per vedere i propri soldi trasferiti con la stessa velocità di una ricarica telefonica. Un sogno? Invece no, potrebbe presto diventare realtà. 14 banche italiane tra cui nomi noti quali: BNL, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, UBI e Banca Mediolanum, coordinate dall’ABI hanno cominciato i primi test utilizzando la blockchain. L’obiettivo? Velocità delle transazioni, trasparenza e la possibilità di creare un database i cui partecipanti sono proprio gli istituti bancari.

Creando un archivio basato su questa tecnologia, ogni istituto bancario potrebbe consultare dati, profili e transazioni di tutti gli utenti. I dati sarebbero distribuiti e consultabili in qualsiasi momento oltre che incorruttibili. La non possibilità di modifica, se non tramite il consenso di tutti i partecipanti, renderebbe l’archivio trasparente e inviolabile. Un grande passo avanti sotto il punto di vista bancario che vedrebbe anche smaltite le richieste di mutui e altre operazioni che prima avrebbero richiesto giorni di attesa. Registrando e validando tutto sulla blockchain, le tempistiche di risposta si ridurrebbero di molto.

Tracciabilità nelle filiere alimentari

Anche le più grandi aziende produttrici di alimenti cominciano a valutare la blockchain per il controllo della filiera produttiva. Due grandi nomi emergono tra le aziende italiane che stanno testando questa tecnologia: Barilla e Perugina. Barilla svolge il suo esperimento tracciando con la blockchain il basilico utilizzato nei proprio prodotti, mentre Perugina testa questa tecnologia per tracciare la produzione dell’iconico cioccolatino fino all’arrivo sugli scaffali esteri.

Altre aziende italiane si stanno muovendo in questa direzione, un passo che eliminerebbe la maggior parte degli organi di controllo, influendo anche sul costo finale del prodotto. Anche all’estero sono state avviate le procedure di sperimentazione della blockchain e marchi come Nestlè e Walmart hanno avviato una collaborazione con la famosa azienda IBM (settore informatico), la quale ha sviluppato una blockchain apposita per tenere traccia dei prodotti appartenenti ai due marchi, durante la loro distribuzione mondiale.

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Emergenza immigrati? Ci pensa la blockchain

La Finlandia è stata la prima a sperimentare questa tecnologia, creando ID ditigali per ogni immigrato arrivato nel loro Paese e inviando somme di denaro stanziate dallo Stato, direttamente tramite blockchain. Anche il World Food Programme Building Blocks ha preso spunto da questa idea per migliorare la gestione aiuti umanitari. Tutti argomenti che Beppe Grillo stesso ha portato alla luce tramite il suo blog. Se questa possa essere la soluzione all’emergenza immigrati non è certo dirlo, ma potrebbe creare un canale diretto tra il WFP e il profugo. Un modo per ridurre le spese e per eliminare definitivamente i giri di malaffare.

Quanto può essere sicura questa tecnologia?

Molti tecnici ed esperti del settore esprimono pareri favorevoli e contrari, ma come in ogni argomento è giusto guardare i lati negativi e positivi. Un’attenta analisi ci porta a diffidare di questa tecnologia, forse perché ancora nuova e da migliorare. I non esperti del settore potrebbero provare davvero molta confusione leggendo articoli e informandosi sul funzionamento di questo sistema e questa confusione genera paura.

La blockchain può davvero costituire una fonte di guadagno e i gli esperti del settore non hanno tardato ad avviare start up il cui lavoro si basa proprio su questo. Anche Facebook ha rivisto la sua posizione a riguardo, permettendo nuovamente la pubblicazione e sponsorizzazione di progetti sul bitcoin. I business proposti dovranno avere una certificazione valida e rispondere a determinati requisiti prima di poter essere liberamente promossi sul famoso social network.

Una tecnologia ancora da scoprire

Possiamo definitivamente dire che la blockchain può davvero diventare uno strumento che entrerà a far parte del nostro quotidiano in un futuro non tanto lontano. Insieme alle monete digitali sono simboliche di un evoluzione in corso. Le cose da sapere su questo nuovo mondo sono tante e i primi pionieri che sono riusciti a mettere le mani su questa tecnologia, ne hanno sicuramente beneficiato economicamente. Anche Facebook è ritornato sui suoi passi, permettendo ai suoi utenti di promuovere le criptovalute se conformi a determinati criteri.

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Sicuramente è un innovazione che andrebbe studiata a fondo prima di poterne usufruire. Proprio per questo motivo Michele Munaretto (foto sopra), giovane vicentino e uno dei primi pionieri a sperimentare il bitcoin in Italia, ha lanciato la sua accademia Cryptology School. Michele sa benissimo quanto sia importante conoscere a fondo questa tecnologia per non ritrovarsi in spiacevoli situazioni. Il trading del bitcoin, il mining e le altre operazioni con le criptomonete, possono rivelarsi armi a doppio taglio.

L’Accademia fornisce una preparazione a 360 gradi, permettendo allo studente di approfondire ogni aspetto legato alla blockchain e al bitcoin stesso. Permette l’acquisizione di nozioni fondamentali necessarie per cimentarsi in un eventuale progetto di mining o nel trading stesso. Racconta la storia del bitcoin, del suo fondatore e della ragione per la quale questa moneta decentralizzata è stata creata. Il corso prevede sia una parte teorica che pratica, una ragione in più per seguire entrare in questa accademia.  Insieme a Gabriele Maltinti ha anche collaborato alla stesura del libro Bitcoin – Manuale alla portata di tutti sull’oro del 21° secolo, un titolo da leggere e studiare per chi vuole scoprire di più su questo mondo.

Il futuro è a un passo da noi

Michele Munaretto ha intuito fin dall’inizio il potenziale di questa tecnologia e non ha perso tempo a studiarla oltre che sperimentarla. Gabriele lo ha invitato a partecipare al suo evento “La Crisi non esiste 2018” per l’esperienza che lo contraddistingue. La blockchain insieme al bitcoin, costituiscono una fonte di guadagno che nel futuro diventerà un vero e proprio lavoro. Allo Sheraton di Milano il 6 e 7 ottobre, si terrà quello che Gabriele definisce il “festival delle opportunità”. Michele Munaretto ci parlerà della sua storia, di come ha scoperto e sperimentato il bitcoin e studiato a fondo la tecnologia blockchain, presenterà inoltre la sua Cryptology School.

 

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