In che modo cambia l’uso dei bot su messenger, ed altri automatismi, con l’entrata in vigore delle nuove normative sulla privacy.

Cosa sono i Bot? Sono automatismi inseriti in Facebook Messenger per agevolare e automatizzarne le comunicazioni. Molti possessori di pagine Facebook ne fanno uso, sia per il proprio lavoro di internet Marketing, sia per mandare comodamente messaggi broadcast a tutti i propri utenti. Al contrario delle newsletter, i bot di messenger permettono una comunicazione diretta, su una piattaforma di messaggistica tra le più usate al momento. Scopriamo in che modo l’utilizzo di questo strumento, potrebbe cambiare con l’entrata in vigore delle nuove norme sulla privacy

 

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Cosa cambierà con le nuove normative Europee sulla privacy.

Il GDPR (regolamento generale sulla protezione dei dati), entrerà in vigore il 25 maggio e sarà retroattivo. Dopo la causa di Facebook Analytica, la quale ha coinvolto in prima persona anche il SEO del social media, anche i programmi a loro collegati hanno subito un piccolo stop. Queste normative servono a tutelare la privacy degli utenti, soprattutto per quelli con età minore di 16 anni. La limitazione è estesa solo a livello Europeo, i Paesi che non ne fanno parte esulano dal seguire questo regolamento. Dovranno farlo solo in caso vengono raccolti dati privati di cittadini Europei.

Del decreto si sa poco, perlomeno molte sono le notizie e risultano spesso confusionarie. In questo articolo abbiamo cercato di trattare punti rilevanti e importanti sull’uso dei dati personali, tramite programmi e applicazioni che servono ad ottenerli. I bot di messenger rientrano in questa categoria, e dove prima era facile indurre una persona a rilasciare i propri dati ed effettuare l’iscrizione al bot, ora risulta più difficile. Secondo il decreto, l’azienda è obbligata a raccogliere solo i dati FONDAMENTALI per profilare i propri clienti. In caso di necessità a ottenere informazioni più dettagliate, bisogna chiederle espressamente al diretto interessato.

Informazione:

I dati possono essere utilizzati ai fini di comunicazioni di Marketing ed è obbligatorio, come lo era anche prima, informare l’utente prima che avvenga il rilascio dei dati personali. Ovviamente ne è vietata la trasmissione a terzi senza il consenso e l’informativa. Il divieto è esteso anche all’aggiunta di dati non veritieri. Inoltre è proibito raccogliere i dati sensibili degli utenti: quali sesso, razza, orientamento religioso, politico ecc, senza il loro permesso. Sebbene non ci sia un regolamento ufficiale riguardante il marketing online e il trattamento dei dati, è chiaro che queste normative abbraccino il settore, in quanto basate sull’uso e il trattamento di quest’ultimi.

Validità dei dati in proprio possesso:

I controlli sul rispetto della normativa della privacy saranno frequenti, soprattutto per aziende con una quantità di dipendenti superiori ai 200. Anche le piccole aziende saranno oggetto di controlli. Per questo è consigliabile correre ai ripari prima che i nuovi decreti entrino ufficialmente in vigore. Ad esempio le email fornite dai vari utenti, sono da cancellare una volta passati i 36 mesi di inattività. Si consiglia quindi, di utilizzare un automatismo che possa eliminare i contatti una volta passato il termine utile di possesso. Il discorso è applicabile sia agli utilizzatori di bot messenger (quali Manychat o Chatfuel) che utenti che utilizzano un qualsiasi programma di invio di newsletter.

 

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Diritti dell’utente:

Ogni utente ha diritto visualizzare e modificare, oltre che avere libero accesso, ai dati forniti e trattati. La trasparenza è un altro requisito fondamentale che potrebbe soprattutto penalizzare l’uso degli automatismi dei bot di messenger tramite lo strumento di crescita basato sui commenti di Facebook. L’utente ha diritto di sapere se a seguito di un commento sarà o meno contattato da un bot il quale registrerà i suoi dati nel database interno. Per quanto riguarda le operazioni commerciali è ovviamente necessario specificare che i dati raccolti saranno trattati da una persona o un’azienda e citare quindi quest’ultima. L’introduzione del concetto di Interesse Legittimo, obbligherà le aziende a dover giustificare o chiarire il motivo per il quale verranno richiesti dati personali.

La finalità di Marketing può essere considerata un valido interesse legittimo. Bisogna quindi giustificare il trattamento dei dati personali, affinché non prevalgano gli interessi o i diritti o le libertà dell’impresa interessata, a scapito dei diritti dell’utente. Ci si può sottrarre in qualsiasi momenti all’uso dei dati personali. L’utente ha inoltre diritto a chiederne la cancellazione in qualsiasi momento e l’interessato ha l’obbligo di eseguire l’operazione. Sul servizio di Bot messenger, sarà necessario introdurre un pulsante per poter effettuare la cancellazione dal servizio. Così come nelle Newsletter sarà obbligatorio inserire un link per cancellare la propria iscrizione.

Maggiore tutela per i minori di 16 anni

Viene introdotto il divieto di pubblicizzazione o vendita di servizi informatici a minori di 16 anni, a meno che non sia stato raccolto il consenso dei genitori. Il consenso deve essere fornito da chi ne ha la patria potestà. Non è ancora chiaro se sia un’aggiunta ai servizi di messaggistica e per i social network o se si parla di tutti i servizi offerti online.  Si parlava infatti del divieto dell’uso dei socials in generale ai minori di 16 anni, in quanto tutte le applicazioni presenti e i test proposti, richiedono il rilascio dei dati personali. Il limite imposto fino ad ora era fino ai 13 anni, limite che potrebbe però vedere un rialzo.

Molte sono le proteste soprattutto perché i socials, Whatsapp in particolar modo, vengono utilizzati a livello scolastico per comunicazioni dirette tra professori e alunni oltre che per il passaggio di materiale di studio. Agevola la comunicazione tra genitori e figli che in questo modo possono rimanere sempre in contatto con loro. Il sistema può essere comunque aggirabile e non garantirebbe la tutela del minore e questo porta a pareri molto contrastanti. Cosa succederà se dovesse alzarsi l’età di utilizzo? L’unica certezza è che, come Facebook ha preso provvedimenti per adeguarsi alle normative uscenti, anche Whatsapp farà lo stesso insieme a tutti gli altri social networks.

 

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Obbligo di conformità

Con l’entrata in vigore di queste normative è necessario richiedere nuovamente il permesso per l’utilizzo dei dati personali, a meno che non siano già stati richiesti espressamente in precedenza. Anche sui bot messenger non sarà più possibile ingaggiare una conversazione con potenziali nuovi utenti senza il loro consenso. Facebook eliminerà qualunque post sfrutti lo scambio di email con contenuti gratuiti, o post con diciture simili a “clicca per ricevere più informazioni” o “clicca qui per ricevere il tuo regalo”. La necessità di aggiornare le proprie liste contatti chiedendo nuovamente il permesso per l’utilizzo dati ai propri utenti, assottiglierà sicuramente la propria lista. Permetterà al tempo stesso una selezione migliore tra utenti attivi e realmente interessati, a quelli che non hanno più interesse nel prodotto o argomento che si propone.

Sanzioni:

Questo è forse il punto più dolente. Diverse aziende stanno faticando a mettersi in regola con la nuova normativa, che prevede sanzioni salatissime. Si parla di cifre che oscillano tra i 10 milioni di euro o, se superiore al fatturato aziendale, il 2% del fatturato mondiale. Cifre che non spaventano, o forse sì, le grandi aziende, ma spaventano certamente le piccole. Secondo dati statistici, almeno in Italia, il 39% dei siti internet delle grandi imprese italiane non usa un protocollo sicuro, l’84% non rispetta la normativa sull’Interesse Legittimo e il 96% non possiede o espone un marchio di qualità su privacy e sicurezza dei dati. Una situazione critica per le imprese che hanno avuto a disposizione pochi mesi per mettersi in regola.

Cosa fare:

Il decreto è una protezione aggiuntiva che l’Unione Europea vuole inserire a maggiore tutela dei propri abitanti. La fuga di dati privati è un problema che non può essere ignorato, ogni utente nel web ha diritto ad una tutela della sua persona. Su internet si trovano molte informazioni contrastanti, ognuna delle quali offre il proprio punto di vista e la propria lettura della normativa. I vari punti elencati nell’articolo sono solo la punta dell’Iceberg. Per una più chiara lettura, è necessario non solo leggere il decreto, ma richiedere la consulenza di un esperto per non incappare in spiacevoli sorprese.  Si sa che il web è pieno di false notizie mischiate a notizie veritiere. Solo un professionista può offrirci una chiara lettura delle nuove normative.

 

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